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8 marzo, Pezzopane: “Tanto impegno per i diritti”

La rivoluzione culturale delle donne è necessaria per un cambiamento reale. Pezzopane: "I regimi misogini e teocratici alle donne tolgono i diritti, come in Iran, Afghanistan ed in tante altre parti del mondo".

“Il mio primo 8 marzo di lotta è stato al ginnasio. Da allora non ho mai smesso di considerare questa giornata un passaggio dirompente. Non una festa, non un rituale di auguri e mimose, ma un’onda d’urto. Un momento simbolico di una rivoluzione, perché le donne hanno deciso di rompere il silenzio e reclamare diritti, dignità, libertà. Per questo l’8 marzo non può essere ridotto a una ricorrenza gentile”.

Lo afferma Stefania Pezzopane, attivista dei diritti delle donne e già parlamentare, oggi consigliera comunale del PD.

“Nasce dalla lotta per i diritti, dal lavoro sfruttato, dalla richiesta di essere riconosciute come soggetti pieni nella società e nella politica. E ancora oggi resta, prima di tutto, una giornata di impegno. Quest’anno arriva mentre, non troppo lontano da noi, si continua a sparare. Le guerre tornano a essere un rumore vicino e reale. E nei conflitti, come troppe volte nella storia, le donne sono vittime due volte: della guerra e della violenza. Lo stupro usato come arma di guerra resta uno degli strumenti più brutali di dominio e di umiliazione. Ed i regimi misogini e teocratici innanzitutto alle donne tolgono i diritti, come in Iran, Afghanistan ed in tante altre parti del mondo. Ma non serve guardare solo ai fronti di guerra per capire che i diritti non sono mai definitivamente acquisiti. Anche nelle nostre democrazie assistiamo a passi indietro e a segnali preoccupanti. Una legge importante che dovrebbe affermare con chiarezza il principio del “consenso” rischia di trasformarsi in una legge sul “dissenso”, costringendo ancora una volta le donne a dimostrare il rifiuto, invece di affermare il diritto a un consenso pieno e libero. Per questo continuiamo a chiedere con forza una cosa semplice: tornare al testo approvato unanimemente alla Camera. E mentre si parla di parità, vengono indeboliti o cancellati strumenti concreti che servono a difenderla. Le consigliere di parità sul lavoro, figure fondamentali per vigilare sulle discriminazioni e sostenere le lavoratrici, vengono proprio in questi giorni con un malevolo decreto svuotate o eliminate da scelte politiche del governo ed in particolare di due donne Meloni e Roccella”, continua la consigliera comunale”, continua la consigliera comunale.

“È difficile parlare di festa in un contesto così. Perché l’8 marzo non è una celebrazione rituale. È una giornata di impegno, di lotta, di responsabilità collettiva. Una giornata che ci ricorda che i diritti non sono mai garantiti per sempre e che la parità non si conquista una volta per tutte. Cambiare davvero significa andare più a fondo, e’ rivoluzione culturale. Significa mettere in discussione modelli culturali, rapporti di potere, abitudini radicate, antichi e moderni pregiudizi.Significa avere il coraggio di trasformare una società che ancora oggi resta, in troppe forme, ingiusta e patriarcale. Per questo possiamo dirci buon 8 marzo, sì. Ma con la consapevolezza che non è una festa. È un’onda d’urto che continua e avanza. E finché la libertà, la dignità e l’uguaglianza non saranno pienamente reali, sarà una giornata di battaglia civile per cambiare davvero, nel profondo, la società in cui viviamo”, questa la conclusione.

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