“Quindi, capiamoci.
Don Coluccia porta alla ribalta una situazione tristissima di cui sono al corrente anche i sassi.
Chi ama questa città, perché sfido chiunque a dire che io non ami casa mia, fa una riflessione accorata su quanto ciò sia purtroppo vero e su quanto serva lottare quotidianamente e dare autocritica per risolvere il problema.
Quali sono le repliche, non richieste, di chi vuole mantenere lo status quo?
Che chi fa notare il problema é uno stronzo che getta fango sulla città.
Ed è qui che il discorso deraglia.
Perché la reazione automatica, pavloviana, è sempre la stessa: negare, minimizzare, offendersi. Come se denunciare un problema fosse un tradimento, come se dire la verità fosse peggio del problema stesso. Un vecchio vizio tutto nostro: difendere la facciata anche quando le fondamenta scricchiolano.
Ma le città non si amano a colpi di slogan né mettendo il tappeto sopra la polvere. Si amano guardandole in faccia, anche quando l’immagine riflessa non ci piace. Si amano dicendo “qui c’è un problema” e rimboccandosi le maniche, non urlando “vergogna!” a chi ha il coraggio di dirlo ad alta voce.
Don Coluccia non ha inventato nulla. Ha acceso un faro. E lo ringrazio, perché quando si accende un farò chi vive nell’ombra si infastidisce, chi fa finta di non vedere si sente smascherato, chi preferisce il quieto vivere reagisce con stizza. È umano, per carità. Ma è anche il motivo per cui certe situazioni vanno avanti da anni.
La verità, quella scomoda, è che indignarsi contro chi denuncia è molto più facile che impegnarsi per cambiare le cose. È più comodo attaccare il messaggero che fare autocritica. È più rassicurante dire “non è vero” che chiedersi “che cosa posso fare io, oggi, per migliorare?”.
E allora no: non è fango. È realtà. E la realtà non sparisce se chiudiamo gli occhi.
Sparisce solo se qualcuno ha il coraggio di affrontarla, di sporcarsi le mani e di non voltarsi dall’altra parte.
Nei territori dove esiste la criminalità vera, chi ha realmente fatto la differenza non é stato chi si é messo a reclamare interventi dall’alto, bensì chi si é messo pancia a terra ed ha lavorato, ha denunciato, ha rischiato anche.
Ed io quelle persone ho negli occhi, non chi non smuove una pagliuzza. Guardo ai Santi, non agli immobili.
Lo dobbiamo a chi verrà dopo di noi, per poter dire, un domani, che ciò che abbiamo lasciato non era perfetto, ma era onesto.” Così il consigliere di opposizione del comune di Avezzano Nello Simonelli
Comunicato stampa








































