“Ci sono immagini che non vorremmo mai vedere, specialmente nel 2026, specialmente tra i banchi di scuola, eppure la soglia è stata superata e il silenzio non è un’opzione”.
Così Francesco Balassone, segretario provinciale dei Giovani Democratici della provincia dell’Aquila, interviene in merito alla notizia della diffusione sui social di una fotografia che ritrae alcuni studenti liceali di Sulmona mentre esibiscono il saluto romano e una bandiera nazista.
“È un’immagine che gela il sangue — prosegue Balassone — non solo per i simboli che evoca, ma per la leggerezza con cui è stata ostentata in un luogo che dovrebbe essere custode di sapere e rispetto. Questo episodio non è una bravata e tantomeno uno scherzo goliardico tra ragazzi, ma il segnale di una deriva culturale che ci preoccupa e ci disgusta”.
“Ciò che più ci scuote — continua — è la facilità con cui l’estetica dell’orrore viene riesumata come un gioco o una provocazione banale, dimenticando che quei simboli hanno accompagnato genocidi, persecuzioni e la distruzione della dignità umana. Se qualcuno pensa che quel braccio teso sia un simbolo di forza o di appartenenza, allora la sconfitta è collettiva, perché significa che una parte della società non è riuscita a trasmettere il valore della Memoria.”
“Bisogna però essere chiari su un punto — conclude Balassone — questa deriva non nasce dal nulla e non è casuale. È anche il prodotto di un clima politico e culturale che negli anni ha contribuito a banalizzare e normalizzare simboli e linguaggi legati all’oppressione e alla discriminazione. Da questa situazione si può uscire solo con fermezza morale e culturale, riaffermando che uguaglianza, dignità e libertà sono principi non negoziabili. Il silenzio di una parte della politica di fronte a episodi come questo è grave: scegliere di non reagire significa diventare, di fatto, corresponsabili”.





































