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Pezzopane: “Senza consenso è stupro. No a testo manomesso da Bongiorno”

"Abbiamo plaudito quando la legge sul consenso è passata all’unanimità alla Camera grazie anche al patto Meloni-Schlein. Ma quel patto è venuto meno al Senato: ci hanno tradite".

“Siamo scese in piazza in tante con rabbia e preoccupazione. Lo abbiamo fatto oggi 15 febbraio, in una data fortemente simbolica, in tante città italiane. Anche a L’Aquila. Facciamo rumore, stanche dei ritardi, delle incertezze, della bassa politica fatta sui e con i nostri corpi. Ogni giorno siamo violentate, maltrattate, uccise”. Lo dice Stefania Pezzopane, attivista per i diritti delle donne, già parlamentare e consigliera comunale dell’Aquila.

“A farlo sono indistintamente uomini di ogni età, anche giovanissimi, di ogni ceto sociale, di ogni paese e colore della pelle. La mattanza delle donne non si arresta. I numeri sono micidiali e richiamano il paese ad una presa di coscienza lucida e responsabile, avanzata e lungimirante. La destra invoca pene esemplari, poi blocca in Senato una legge sacrosanta. E blocca l’introduzione della educazione sessuoaffettiva nelle scuole necessaria a sviluppare una cultura del rispetto. Eppure basterebbe fare i conti con la libertà delle donne e piantarla di considerare i corpi femminili come luoghi di potere e scorribande maschili. Senza consenso libero e attuale, è stupro. Abbiamo plaudito quando la legge sul consenso è passata all’unanimità alla Camera grazie anche al patto Meloni-Schlein. Ma quel patto è venuto meno al Senato, ci hanno tradite. Meloni e Bongiorno hanno preferito obbedire al diktat di Salvini e degli uomini della destra. E con la scusa di “piccoli ritocchi tecnici” hanno stravolto una legge giusta, rendendola indigeribile. Oggi è l’anniversario della approvazione della Legge 15 febbraio 1996, n. 66, che ha finalmente trasformato la violenza sessuale da reato contro la morale a delitto contro la persona. Un traguardo storico per il quale il movimento femminista e le donne in parlamento combattevano da anni”, aggiunge.

“Dopo 30 anni stiamo però tornando indietro. – continua la Pezzopane – 30 anni fa tutto si baso’ su un patto tra donne. Da Nilde Iotti ad Alessandra Mussolini, con Tina Lagostena Bassi, Livia Turco e tante altre dentro e fuori il Parlamento, insieme cambiarono il Codice Rocco anche in contrasto con i colleghi uomini. Anna Finocchiaro scrisse il testo, Alessandra Mussolini ne fu relatrice, donne molto diverse. Per approvare una legge fondamentale capirono che bisognava passare dal partito, alle donne. Così fecero, trovando le loro mediazioni. E portarono a casa un risultato rivoluzionario. Al contrario dopo 30 anni, due donne di grande potere Meloni e Bongiorno, tradiscono un patto di lealtà verso le donne. Il testo manomesso, attualmente in discussione al Senato, minaccia un pericoloso ritorno al passato, tradendo lo spirito di quella conquista straordinaria. E’ assurdo che l’Italia non si allinei agli standard europei, dove la mancanza di consenso è l’elemento costitutivo del reato. Purtroppo dopo la denuncia della violenza scatta la vittimizzazione secondaria che massacra donne già rese fragili dai fatti terribili denunciati. Se non si inserisce in normativa la centralità del consenso, i processi saranno ancora una volta processi alla vittima. Nei dibattimenti sentiremo ancora “Hai gridato abbastanza? Ti sei fatta sentire? Ma il tuo corpo non presenta ferite, lacerazioni? Hai lottato contro chi ti voleva violentare? Hai urlato abbastanza ? La conseguenza di tutto questo è che bisogna denunciare moribonde , coperte di sangue, col viso tumefatto per essere prese in considerazione. Passare dalla “ legge sul consenso” alla “Legge del dissenso” non è una fastidiosa questione terminologica ma è la sostanza. Significa gravare le donne del peso di dover dimostrare di aver reagito e ignorare tutte quelle situazioni in cui non si può o non si riesce a esprimere un rifiuto esplicito. Chiediamo un diritto moderno, non più patriarcale. Di questo discutiamo da anni, su questo ogni giorno associazioni femminili e femministe si impegnano, per questo nei Centri antiviolenza quotidianamente si affrontano storie reali, fatte di dolore e di rabbia, di paura, di voglia di riscatto. Ed a queste donne, ai Cav ed alle reti antiviolenza che il paese deve molto e non può girar loro le spalle. Continueremo a batterci in Parlamento con le nostre tenaci parlamentari e nel paese. Vogliamo che si approvi il testo già votato all’unanimità alla Camera. Ci batteremo perché il consiglio comunale approvi l’ordine del giorno presentato con la consigliera Simona Giannangeli per fare di questa città un presidio contro la violenza maschile”, così conclude l’onorevole.

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