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Il Liceo Scientifico incontra la scrittrice Di Pietrantonio

Si è parlato di ferite, quelle che provengono dalla sfera familiare: sono dolori da cui non si guarisce mai del tutto. Mercoledì 14 gennaio, gli studenti del Liceo hanno incontrato la scrittrice di fama internazionale e vincitrice del Premio Strega 2024 con il romanzo “L’età fragile”, Giulio Einaudi editore.

Mercoledì 14 gennaio gli studenti del Liceo Scientifico “Vitruvio” di Avezzano hanno incontrato la scrittrice Donatella Di Pietrantonio, scrittrice di fama internazionale e vincitrice del Premio Strega 2024 con il romanzo “L’età fragile”, Giulio Einaudi editore.

Circa 230 ragazzi hanno potuto dialogare con l’autrice sui temi importanti e profondamente umani trattati nei libri.

La Di Pietrantonio non si è sottratta alle domande degli studenti con i quali, spesso, ha condiviso anche ricordi, pensieri e ferite della sua sfera più intima e personale.

Si è parlato, dunque, di ferite, quelle ferite che provengono dalla sfera familiare: sono dolori da cui non si guarisce mail del tutto e da cui, forse, non bisogna nemmeno mai guarire. Le ferite vanno accettate e lasciate cicatrizzare e da esse trarre insegnamento e forza nei momenti di difficoltà.

È stato analizzato il legame tra sorelle, unica ancora di salvezza in rapporti tra genitori e figli segnati dall’abbandono e dall’indifferenza.

Inoltre, di come nasce un romanzo: prima la storia o i personaggi? È sicura Di Pietrantonio: nascono insieme! C’è l’idea della storia e l’”ossessione” (ben due volte ha usato questo termine per descrivere il suo rapporto con le vicende da lei narrate) per i fatti in essa raccontati: ed ecco l’indagine dei tipi umani che saranno i personaggi che alla storia daranno vita e movimento. Personaggi nei quali è presente sempre un pezzetto di anima della scrittrice che, se non racconta proprio sé stessa, racconta quali sentimenti proverebbe se si trovasse a vivere le situazioni della fabula. La scrittura, infatti, è un momento di intenso dialogo con il proprio io, è un momento di meditazione, di silenzio e solitudine durante il quale – dice ancora l’autrice- non si pensa a chi leggerà, o a dare un qualsivoglia messaggio: l’ossessione – ripete di nuovo – è sulla scrittura e sulla ricerca delle parole migliori per esprimerla.

E la capacità delle donne di restare, di sopportare e di continuare ad amare oltre ogni limite e nonostante tutto, è virtù o condanna?

Una domanda che forse avrebbe fatto tremare chiunque, ma non la scrittrice de “L’Arminuta” e de “L’età fragile” che non ha negato la condanna, ma ha affermato che le donne hanno saputo sempre saputo trasformare le loro condanne in virtù: come le cicatrici sono segni da cui attingere nuova forza, così le condanne, gli stigmi imposti diventano motivo di forza e resilienza.

Un incontro intenso che si è svolto in un silenzio carico di partecipazione e emozione: gli scrittori, in genere si studiano, si amano o si odiano sui libri; sentirli parlare, confrontarsi con loro, scoprire che dietro capolavori ci sono donne e uomini in carne ed ossa non è cosa di tutti giorni.

L’evento, moderato dalle prof.sse Claudia Di Biase e Roberta Placida. si inserisce in un progetto che prevede incontri con intellettuali, promosso dai professori Manuela Mei, Arnaldo Mariani e Anna Tranquilla Neri. Tali iniziative, volute dalla D.S. prof.ssa Nicolina Tania Ulisse, hanno l’obiettivo di proporre agli studenti opportunità di curiosità, di confronto, di approfondimento e di scoperta delle proprie potenzialità.

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