Cosa stai cercando?...
Home » La storia di Margherita, l’ultima donna in costume a Scanno

La storia di Margherita, l’ultima donna in costume a Scanno

Muoiono le altre, lei da 76 anni indossa l'abito tradizionale

Nel giro di poche settimane, è rimasta l’unica a indossare l’abito tipico che ha fatto la storia di Scanno, il borgo montano abruzzese noto per il suo lago a forma di cuore e il tradizionale costume, sontuoso e austero, centro per il quale si apre ora la possibilità di una candidatura come patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco.

Un’estate di lutti, infatti, per il paese in provincia dell’Aquila, che ha perso le ultranovantenni Adelia e Anna, due sorelle, tra le ultime tre donne che ancora portavano l’antico costume tradizionale. Oggi, dunque, è Margherita Ciarletta, che ha quasi 94 anni, l’ultimo baluardo vivente di una tradizione secolare divenuta celebre nel mondo anche grazie alla fotografia, attraverso gli scatti di Hilde Lotz-Bauer, Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli.

Dal 1949, appena diciottenne, Margherita ha iniziato a indossare quell’abito — carico e pesante, sia nella versione quotidiana che in quella festiva — e da allora non lo ha mai abbandonato. Nemmeno per andare a mietere il grano o mungere le mucche. “Non mi è mai venuto in mente di cambiare stile, e nessuno mi ha mai imposto di indossarlo. A mio marito, poi, non piaceva nemmeno”, racconta all’ANSA nel giorno dei funerali della sua amica Anna.

Una vita senza mai provare i pantaloni, senza azzardare un cambiamento. E senza mai lasciare davvero Scanno, se non per un breve viaggio di nozze a Roseto degli Abruzzi nel 1951 e poi per assistere alla laurea del figlio a Pisa. “Alla fine della discussione della tesi, mio figlio ci portò a vedere la Torre di Pisa. I turisti, però, iniziarono a guardare me più che la torre, e cominciarono a chiedermi foto e a farmi domande”, racconta.

Cinque nipoti, tre figli — di cui una bimba morta a soli sette mesi per una polmonite, il cui ricordo ancora la commuove: “Pensare che bastava una penicillina per salvarle la vita, ma non ce l’avevamo”. Eppure, un’esistenza vissuta secondo i propri desideri: “Io ho fatto la vita che volevo fare. Ognuno può fare quello che vuole”.

“Sono realizzata e contentissima della mia vita. Se tornassi indietro, non cambierei nulla. Ho avuto mio marito vicino per 74 anni.” Centinaia di volte le hanno chiesto di affacciarsi alla finestra per farsi fotografare con il tipico ‘cappellitto’ o con il tradizionale fazzoletto in testa. Una finestra che tutti in paese conoscono, su quel vicolo storico dove Margherita ricorda di aver visto, un giorno del 1955, l’attrice Silvana Mangano, in paese per girare ‘Uomini e lupi’.

Oggi Margherita ha una routine tranquilla. “Mi sveglio quando voglio, non prima delle nove, e trovo il latte caldo che mi prepara mio figlio”, che non la lascia mai sola. Cucina ancora ogni giorno, dai maccheroni agli gnocchi tipici del paese, i ‘cazzillitti’. “Oggi la mia vita è quella di sempre. E come va il mondo, non mi interessa per niente.” “Il costume è bellissimo. Prima lo portavano tutte. Se le ragazze di oggi non lo indossano, che ci vuoi fare, se a loro non dispiace”. Senza sbilanciarsi sui cambiamenti della società, è lucida nel suo giudizio: “Alle nuove generazioni non darei consigli, tanto non ti ascoltano. Il segreto per arrivare alla mia età? Solo la buona fortuna del Signore”.

CONDIVIDI

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARTI

Spazio Pubblicitario

SEGUICI SU

FACEBOOK

LIKE

ARCHIVI
Archivi