Il Presidente del comitato a favore della Nuova Pescara di Spoltore, Marco Di Marzio, interviene con decisione sulla prospettiva di un nuovo referendum a giugno, etichettando l’iniziativa come “un’operazione illogica e un pesante spreco di denaro pubblico”.
Egli evidenzia che la volontà dei cittadini si è già manifestata chiaramente a favore della fusione, rendendo questa ulteriore chiamata alle urne una ripetizione superflua che sottrae risorse preziose alla comunità.
“Tornare a votare per confermare o smentire un esito già acquisito rappresenta un paradosso istituzionale che calpesta il principio di continuità e il rispetto verso le scelte già espresse dagli elettori. I fondi necessari per l’allestimento dei seggi, la logistica e il personale potrebbero essere impiegati per accelerare l’integrazione dei servizi e lo sviluppo del territorio, anziché essere dissipati in una consultazione che non aggiunge alcun valore concreto al percorso di unificazione”, spiega.
Il Presidente Di Marzio solleva inoltre forti perplessità sulle reali motivazioni che spingono a temporeggiare così a lungo nel Comune di Spoltore. Egli insinua il sospetto che dietro questi continui rinvii e la proposta di nuove consultazioni possa nascondersi la necessità di ultimare manovre o accordi dietro le quinte, ritardando un processo inevitabile a scapito dell’efficienza amministrativa.
In questo contesto, Di Marzio dichiara altresì che, “con ogni probabilità, prima che il referendum possa avere luogo, il Comune di Spoltore sarà già stato commissariato. Tale previsione si basa su quanto emerso durante la conferenza stampa tenuta da Lorenzo Sospiri e Marco Marsilio, le cui dichiarazioni delineano un percorso normativo e istituzionale che renderebbe la consultazione tardiva rispetto agli atti d’ufficio previsti”.
Egli conclude ribadendo che la Nuova Pescara è ormai una realtà in fase di consolidamento e non un’ipotesi da rimettere in discussione. Chiamare nuovamente la popolazione a esprimersi su un tema già definito appare come un tentativo di frenare un cammino collettivo, gravando sul bilancio pubblico senza alcuna utilità pratica, se non quella di servire logiche di potere che nulla hanno a che fare con il bene dei cittadini.







































