“I numeri sono importanti. Ma ancora di più è il segnale politico. Forte. Inequivocabile. La Meloni ha voluto questa riforma come premessa a una destabilizzazione totale del sistema costituzionale. E per questo è scesa in campo. Lo ha fatto senza ascoltare il Parlamento ed il Paese. Anzi, usando la retorica becera degli stupratori e degli immigrati. Parole forti. Retorica che urla paura. Mentre intanto Trump destabilizzava il mondo e applicava i dazi, Meloni lasciava fare con moine sgraziate, ignorando ciò che veniva dal cuore del Paese. E intanto esplodevano le crepe e le vicende imbarazzanti nella sua maggioranza. Ora a destra c’è un vero terremoto. Le dimissioni di Giusi Bartolozzi, gli svarioni con abbandono di Andrea Delmastro e della Santanche’, la repentina sostituzione di Gasbarri con Stefania Craxi. E Tajani sempre più in bilico. Segnali chiari di un sistema di potere in difficoltà”.
Lo afferma in una nota rivolta alla stampa, Stefania Pezzopane già parlamentare e facente parte della Direzione nazionale del Pd. Oggi consigliera comunale di opposizione in Consiglio comunale all’Aquila.
“Ma c’è una forza che è arrivata dirompente e fuori dagli schemi. Una valanga civile. Giovani e donne che hanno scelto di esserci. Diciottenni al voto per la prima volta per difendere la Costituzione scritta dalle madri e padri costituenti di cui loro si sentono eredi e non rottamatori. Donne che chiedono istituzioni credibili, trasparenti, responsabili. I numeri parlano chiaro: a fare davvero la differenza sono state le ragazze e i ragazzi dai 18 ai 30 anni e le donne, che hanno votato No più degli uomini. Le donne si sono spese ovunque. Nei partiti. Nei comitati. Nella società. Nei gruppi femministi. Nel fiume carsico di chi faceva la fila per votare. L’energia delle donne ha cambiato il volto della consultazione. Ad 80 anni dal primo voto abbiamo onorato quella conquista, tenendo stretta la scheda elettorale tra le mani come nel film “C’è ancora domani”. E poi ci sono gli studenti e le studentesse fuori sede. Ignorati, schivati, dimenticati. Con il loro voto. Con la loro voce. Hanno dato peso a chi troppo spesso viene reso invisibile. Una vergognosa prepotenza non averli fatti votare nei luoghi di studio. E loro si sono ripresi la piena cittadinanza con il voto. Meravigliosi, commovente e democratica reazione ad un sopruso. Movimenti femministi e organizzazioni per i diritti delle donne hanno lanciato appelli chiari: votate No. E mentre raccoglievamo le firme ci accorgevano che le donne volevano esserci. Gli stessi che hanno bloccato in parlamento la legge sul consenso, chiedevano alle donne di votare Sì alla brutta riforma. Le donne hanno detto NO. Difendiamo l’autonomia della magistratura. Difendiamo l’equilibrio deciso da persone serie che venivano dalla lotta di liberazione. Si è trasformata la protesta in partecipazione concreta”, aggiunge la politica.
“E mentre la valanga cresceva, Meloni puntava sulla sua rendita di posizione, circondata dai suoi seguaci e adulatori acritici anche qui in Abruzzo. Il risultato del No in Italia e nella nostra regione non è immediatamente sovrapponibile ad uno scenario elettorale politico, ma c’è comunque un segnale di flessibilità e di un libero movimento di pensiero. Marsilio perde il referendum e Biondi cede ad una brutta polemica colpito dalla vittoria del No a L’Aquila non più inespugnabile. La vera sfida per il centrosinistra, ampio e plurale, e’ essere attento a tutto ciò, alla forza civica e civile di tutto questo miracolo italiano, alla forza sincera di chi si è esposto nei comitati per il No. A considerare tutto ciò una fondamentale onda d’urto. Deve apprezzare questa energia, lasciarla sprigionare. Non può restare ai margini a confabulare nei suoi equilibrismi e tatticismi sfiancanti. Deve partire da chi ha scelto di esserci, da chi riscopre il valore del voto, da chi pretende coerenza e serietà. Saremo folli se ora ci mettessimo di nuovo a fare congetture di potere, disquisizioni sulle primarie solo per mettere le bandierine, a fare scenari in cui i soliti si sentono già ministri e sottosegretari. Così rimettiamo in fuga chi ha consentito al No di vincere. La sconfitta politica di Meloni non è solo numerica. È la distanza tra governo e cittadini. Chi governa deve ascoltare. Ed anche chi è all’opposizione deve farlo come abitudine culturale, come costante modus operandi evitando le confort zone che diventano setta esclusiva o cerchio magico”, avverte ancora Stefania Pezzopane.
“I giovani. Le donne. Gli studenti e le studentesse. Il Paese reale. Le imprese in affanno per il rincaro dei prezzi. Le persone che non hanno rinunciato a sperare el cambiamento. Da loro passa il futuro della democrazia italiana. La valanga che Meloni ha ignorato oggi è l’opportunità di domani. Chi saprà ascoltarla e promuoverla costruirà un’Italia più giusta, più equa, più partecipata. Il futuro è qui. Chi resta fermo nei giochi di potere escludenti lo perderà”, così conclude.







































