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“Sant’Antonio Abate, anima popolare dei borghi d’Abruzzo”

Antonio Di Marco, presidente associazione Borghi più belli d’Italia in Abruzzo e Molise: "Non celebriamo soltanto un Santo della tradizione cristiana, ma rinnoviamo un legame antico che unisce fede, cultura popolare, memoria collettiva e identità dei nostri territori".

“Sant’Antonio Abate è una figura profondamente amata e venerata dal popolo abruzzese. Il 17 gennaio, e per tutto il mese a lui dedicato, non celebriamo soltanto un Santo della tradizione cristiana, ma rinnoviamo un legame antico che unisce fede, cultura popolare, memoria collettiva e identità dei nostri territori. La rievocazione delle tentazioni di Sant’Antonio Abate rappresenta una delle espressioni più autentiche di questo patrimonio immateriale: una tradizione che accomuna molti paesi dell’Abruzzo e che, nel tempo, ha saputo intrecciare storia, devozione e racconto popolare, trasformandosi in un rito comunitario di grande valore culturale e simbolico”, ricorda il consigliere regionale Antonio Di Marco, presidente dell’associazione Borghi più belli d’Italia in Abruzzo e Molise.

“Ad Abbateggio, in vista della prossima festività del Santo, abbiamo ospitato nuovamente la Rassegna del Sant’Antonio, con la partecipazione dei gruppi di Abbateggio, Roccamorice e Lettomanoppello, autentiche espressioni dei rispettivi territori. – illustra Di Marco – Le loro rappresentazioni non sono semplici messe in scena, ma veri e propri atti di trasmissione culturale, in cui la storia del Santo prende forma attraverso i volti, le voci e i gesti delle comunità. Attraverso queste rievocazioni, che in questi giorni prenderanno vita su tutto il nostro territorio, coinvolgendo grandi e piccini nelle scene della tradizione, emergono soprattutto le persone e i luoghi da cui esse nascono: piccoli centri in cui il tempo scorre seguendo il ritmo delle comunità e dove le tradizioni non sono un ricordo del passato, ma una presenza viva”.

“È in questi borghi che si custodisce un patrimonio culturale e umano di straordinario valore, tramandato di generazione in generazione e capace ancora oggi di orientare il futuro, mantenendo saldo il legame tra passato e presente. Sant’Antonio Abate, con il suo racconto fatto di tentazioni, resistenza e fede, diventa così simbolo di una cultura popolare che parla di identità, appartenenza e comunità. Una ricchezza che richiede cura, attenzione e responsabilità condivisa, affinché nulla vada perduto e i piccoli centri continuino a essere luoghi di memoria, partecipazione e vita autentica. Per questi motivi ho voluto conferire un carattere ufficiale alla manifestazione, consegnando a ciascun gruppo un attestato di riconoscimento quale segno di apprezzamento per l’impegno costante nel mantenere vive le tradizioni e nel restituirle con passione alle comunità. Sant’Antonio Abate, i nostri borghi e le loro tradizioni popolari raccontano ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che vogliamo continuare a essere”.

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