La “compagnia Teatrabile” presenta in anteprima per le scuole il nuovo spettacolo “Pseudopseudolo”, liberamente ispirato a Tito maccio Plauto, con tre recite in matinée dedicate alle alunne e agli alunni del Liceo Scientifico A. Bafile dell’Aquila, prima di approdare al pubblico adulto in marzo.
Un progetto che nasce con la doppia anima del rigore culturale e del gioco teatrale più comico e vitale.
Già dal titolo, “Pseudopseudolo”, si dichiara apertamente l’omaggio al grande commediografo latino e alla sua “commedia perfetta”. I più smaliziati potranno cogliere l’ironia, del raddoppio del nome, come rimando a tutto ciò che con Plauto prende forma in maniera definitiva e potente:
-il “piacere del teatro come finzione dichiarata”;
– la rottura della “quarta parete” ed il gioco comico dello svelamento della trama;
– il gusto per il travestimento, per l’inganno e per il meccanismo scenico, sempre svelato, che si mostra mentre funziona.
È proprio in Plauto che il teatro comincia a concedersi una libertà nuova, destinata a influenzare profondamente autori e attori dei secoli successivi.
L’eredità di Plauto è infatti vastissima: dalla commedia dell’arte fino a Shakespeare, Molière e Goldoni…, il suo teatro ha fornito modelli narrativi, strutture drammaturgiche e soprattutto quei celebri “tipi fissi” che attraversano il tempo: il servo astuto, il vecchio avaro, il giovane innamorato, il soldato fanfarone… Maschere dell’animo umano prima ancora che personaggi, capaci di adattarsi a ogni epoca senza perdere riconoscibilità, finché la commedia dell’arte li trasformerà in figure iconiche, destinate a dominare le scene europee, Shakespeare ne farà il cuore pulsante delle sue commedie, Molière li userà come strumenti di satira sociale… e giù, da Goldoni fino ai burattini che animano le piazze delle città, con vera e pura arte che, (udite, udite!) non annoia anzi fa ridere e stare bene.
Tanto per dirne una: il servo plautino, furbo e affamato, ambiguo e irriverente, è uno dei progenitori più evidenti della maschera napoletana. Pulcinella eredita da Plauto la capacità di stare dentro e fuori la storia, di commentarla, di piegarla ai propri interessi, diventando simbolo di un teatro popolare e colto allo stesso tempo. Attraverso la commedia dell’arte, questi modelli hanno reso il teatro italiano un maestro nel mondo, capace di insegnare non solo tecniche attoriali, ma una vera e propria filosofia della scena.
Su queste basi, la scrittura scenica originale di “Pseudopseudolo” propone un adattamento funzionale, che consente a tre attori ed una attrice, di svolgere, da soli, tutte le “funzioni” svolte dai sette personaggi principali (e numerosi personaggi secondari previsti da Plauto).
Le recite in anteprima, fatte per gli studenti, scaturiscono da un rapporto con il mondo dell’istruzione che non è un elemento accessorio, ma un vero pallino della compagnia Teatrabile.
Da anni il Teatro Studio è uno spazio vivo di impegno socio-culturale, dove il teatro diventa strumento educativo, inclusivo e trasformativo. Accanto agli spettacoli, trovano spazio attività dedicate alla promozione dell’agio, al mondo dello svantaggio sociale, con percorsi che durano tutto l’anno. E’ l’idea di un teatro che non si limita a rappresentare, ma che agisce nel tessuto sociale.
“Fare Plauto oggi, e proprio in questa fase, non è affatto un caso. Nei mesi di febbraio e marzo, il nostro Teatro-Studio ospita percorsi di laboratorio, dedicate a quel teatro che viaggia attraverso i secoli, trasformandosi eppure restando sempre fedele a se stesso, in cui Plauto dialoga con Shakespeare, su quell’idea di “teatro nel teatro” che anticipa gran parte di ciò che oggi consideriamo moderno nella creazione scenica: quell’ idea antichissima, in realtà, che attraversa la poesia, la letteratura, il teatro e l’arte in generale, dimostrando come la vera innovazione sia spesso una forma di memoria attiva”.
“Pseudopseudolo” si presenta, così, come uno spettacolo -ponte tra le epoche, un gioco comico, teatrale ed informale che parla ai giovani e agli adulti, riportando al centro la gioia, l’intelligenza e la libertà del fare scena.






































