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Tedeschi sui fatti del Venezuela: “Il Comune non dimentica la sua storia di emigrazione”

Tedeschi: "Conta una cosa sola: la libertà e la democrazia devono essere garantite a chi vive in Venezuela, come a ogni popolo del mondo".

Minacce e lesioni al sindaco, condannato cittadino di Cerchio

“Come sindaco di un piccolo comune dell’Abruzzo, terra che tra gli anni ’50 e ’70 ha conosciuto una grande emigrazione verso ogni parte del mondo, anche verso il Venezuela, sento il dovere di esprimere un pensiero chiaro e sincero. Al di là delle discutibili modalità utilizzate dal presidente americano Trump, ciò che conta davvero è una cosa sola: la libertà e la democrazia devono essere garantite a chi vive in Venezuela, come a ogni popolo del mondo”. Si esprime così in un post pubblico il sindaco di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, dopo gli ultimi fatti avvenuti nel contesto internazionale.

“Non sono parole astratte, ma diritti fondamentali senza i quali non esiste futuro. La libertà è dignità. È pane. È speranza per i giovani che oggi crescono a Caracas, e per tutte le famiglie che vivono nell’incertezza. Il nostro Comune non dimentica la sua storia di emigrazione. Anche mio padre ha vissuto e lavorato per 11 anni in Venezuela, come tanti altri italiani e abruzzesi che lì hanno cercato un futuro migliore. Per questo il legame con quel Paese è ancora vivo e sentito. Un pensiero forte e sincero va alle famiglie e ai nostri concittadini cerchiesi che oggi vivono in Venezuela: siamo vicini a voi, vi siamo accanto, anche da lontano. Cerchio non dimentica i suoi figli. Con la speranza che presto possiate tornare a vivere in un Paese libero, giusto e in pace, dove la dignità dell’uomo venga sempre prima di ogni potere”, così conclude il primo cittadino.

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