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Abruzzo, Lazio e Calabria verso le unioni di Comuni

Il presidente nazionale dell'Uncem: "Con risorse e visione, insieme si è più forti. Bisogna andare oltre ogni ideologia. Non basta chiudere commissariamenti senza dare una strategia chiara per le montagne appenniniche".

Abruzzo, Lazio e Calabria stanno compiendo percorsi interessanti di costruzione delle Unioni montane di Comuni, evoluzione delle Comunità montane. In norme regionali stanno definendo funzioni, finanziamenti, obiettivi di questi nuovi Enti montani, che devono essere strutturati efficacemente in accordo con le Delegazioni regionali Uncem, a nome dei Sindaci. Facciano bene, non in modo ideologico. Siano intelligenti, smart, sostenibili. Le Regioni ci ascoltino e non si basino su vecchi modelli dell’antipolitica. Costruiscano futuro”.

Così Marco Bussone, Presidente Uncem, a poche ore dall’approvazione della legge regionale dell’Abruzzo che segna il passaggio tra Comunità e Unioni montane.

Avere le Unioni montane di Comuni forti, unite, con vent’anni di azione davanti, finanziate e capaci di sviluppo economico e sociale, è necessario per innestare tutte le politiche pubbliche nazionali e regionali per la montagna, compreso i fondi del PNRR e del Fosmit, il fondo nazionale montagna 2022 e 2023, 300 milioni di euro in totale, ripartiti alle Regioni. Senza Enti solidi, si va poco lontano. Ma servono visione, organizzazione, concertazione. E Uncem va ascoltata – precisa Bussone – in particolare quando chiede alle Regioni di darsi una serie leggi regionali sulla montagna, oltre ogni ideologia e visione di parte, condivisa e a prova di futuro. Serve una legge montagna in ciascuna Regione, riconoscimento delle geografie, riduzione delle sperequazioni territoriali, e servono fondi regionali che si sommino a quelli statali. Le Regioni come Calabria, Lazio, Abruzzo che stanno rivedendo la governance e introducendo le Unioni montane, ci ascoltino. Non basta chiudere commissariamenti senza dare una Strategia chiara per le montagne appenniniche. Negli ultimi anni abbiamo visto molta incertezza e dubbi, tempi lungi di discernimento e decisione. Tempo perso”.

“Ora serve chiarezza. Per mettere i territori in grado di rispondere alle crisi ecologica, energetica, ambientale, sociale, economiche. Serve un impegno forte, con risorse, visione, organizzazione. Da soli, i Comuni montani fanno poco. Insieme sono forti, capaci di fare investimenti, green communties, riorganizzare i loro uffici, i servizi, le funzioni. Le Regioni, che domani si ritrovano a Torino per il loro Festival, siano sul pezzo, informate e adeguate alle sfide. Ascoltino Uncem che anche con progetti del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come ITALIAE, possono aiutare percorsi di unità e sinergia. Crediamo nella crescita, nello sviluppo, nell’attrazione di investimenti, teste, capitale umano, sinergie con le città. A vantaggio delle comunità locali. Le riforme istituzionali e degli Enti locali montani non siano fine a se stesse, bensì consolidate sul futuro e sui bisogni dei territori”.

Così conclude: “Di sviluppo e di servizi. Da fare insieme, oltre ogni divisione, solitudine, fragilità locale e municipalista. Vinciamo la frammentazione insieme. Uncem farà la sua parte. Le Regioni siano aperte e inclusive, in ascolto e in dialogo”.

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