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Accoglienza ucraini, i sindaci chiedono più risorse

Il presidente dell'Anci nazionale Decaro: "Fino a qualche giorno fa non avevamo delle direttive chiarissime. Il governo ha scelto di sostenere i profughi arrivati in Italia grazie al sistema dei ricongiungimenti familiari".

Adesso si porrà il problema da parte di noi sindaci che in maniera spontanea, già dall’inizio dell’emergenza profughi, quando non c’era una particolare organizzazione, ci siamo messi a disposizione per risolvere i problemi dell’accoglienza sul territorio. Per questo stiamo chiedendo al governo delle risorse per poter ottemperare al meglio ai nostri impegni, perché ci occupiamo attraverso i servizi sociali del mediatore culturale, dell’accompagnamento a scuola e del trasporto dei bambini. Vi è poi il tema dei minori stranieri non accompagnati che per legge sono di competenza dei sindaci e vanno accolti nelle strutture Sai dei Comuni che sono loro dedicate”.

Lo ha sottolineato Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente di Anci nazionale, intervenendo a ‘The Breakfast Club’ su Radio Capital sul tema dell’accoglienza dei profughi ucraini e dell’organizzazione della rete dei Comuni.

“Fino a qualche giorno fa non avevamo delle direttive chiarissime, c’erano i Cas e i Sai, le strutture di accoglienza a gestione prefettizia i primi, a gestione comunali i secondi e poi c’era la Protezione civile con i commissari regionali. Oggi – ha aggiunto – abbiamo una circolare della Protezione civile nazionale secondo cui per l’accoglienza bisogna prima esaurire i posti ancora liberi dei Cas e dei Sai. Nello stesso tempo il governo ha scelto di sostenere i profughi arrivati in Italia e che hanno trovato accoglienza grazie al sistema dei ricongiungimenti familiari attraverso un bonus quotidiano che si potrà ritirare direttamente presso le Poste”.

Poi arriverà il momento della massima accoglienza dei flussi dei profughi in arrivo dall’Ucraina: allora – ha spiegato Decaro – scatterà un sistema di accoglienza che vede due binari: uno è quello del terzo settore, ad esempio Caritas o cooperative che saranno contrattualizzate direttamente dalla Protezione civile con i Comuni accompagneranno questo percorso e poi si attiverà anche l’accoglienza presso le Protezioni civili regionali che utilizzeranno le strutture ricettive disponibili”.

Su questo punto il presidente Anci ha definito privi di fondamento i timori espressi da alcuni albergatori: “Le strutture non saranno affatto requisite ma ci sarà un accordo quadro a livello nazionale o regionale e chi vuole aderire lo farà, altrimenti le strutture resteranno a disposizione per le esigenze degli albergatori e per ospitare i turisti in arrivo nel nostro Paese”, ha concluso.

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