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“Furbetti del bonus”: partiti vogliono i nomi

Pressing sull'Inps per sciogliere la privacy

Il governo e i partiti invocano il “fuori i nomi” ma l’Inps non fornirà i nominativi dei cinque deputati che hanno richiesto il bonus da 600 euro riservato alle partite Iva in difficoltà per la crisi dovuta al Covid-19. Secondo quanto riportato dall’Ansa, le norme sulla privacy non consentono la diffusione degli elenchi dei beneficiari delle prestazioni dell’Inps.

Da quanto appreso da Repubblica, avrebbero richiesto il bonus tre deputati della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. Sempre secondo Repubblica, che cita fonti parlamentari, il bonus è stato ricevuto soltanto da tre deputati. Da Italia Viva, partito dell’ex premier Matteo Renzi, riferiscono di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che nessun deputato abbia intascato i 600 euro.

“È vergognoso. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano”, ha tuonato il ministro degli esteri Di Maio. L’ex capo del M5S ha inoltre auspicato iniziative parlamentari per far luce sulla vicenda e portare allo scoperto i “furbetti del bonus”.

Duro anche il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: “Che un parlamentare chieda i 600€ destinati a P.Iva in difficoltà è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna. Che l’Inps (migliaia di lavoratori aspettano ancora la Cig) li abbia dati è una vergogna. In qualunque Paese, tutti costoro si dimetterebbero”.

Un caso che rischia di allargarsi a macchia d’olio in tutta Italia, coinvolgendo governatori regionali, assessori e consiglieri. Ma c’è anche chi si autodenuncia. La prima è stata Anita Pirovano, consigliere comunale a Milano per la lista Milano Progressista. Nella Marsica è Romana Rubeo, consigliere di opposizione al Comune di Tagliacozzo, ad uscire allo scoperto ammettendo di aver ricevuto il bonus: “Che ora la polemica sul bonus da 600 euro si estenda ai consiglieri comunali ha del patetico, neanche del ridicolo. Lo confesso, – scrive su Facebook – ho chiesto e ottenuto il bonus perché so che è difficile da credere, ma non riesco a vivere dei soli 76,55 euro lordi annui che percepisco”. “Detto questo, – conclude – sono d’accordo anche io sull’opportunità di non richiedere il bonus se si incassa uno stipendio da parlamentare, soprattutto per i risvolti etico-morali, in un momento in cui non si sapeva neanche se ci sarebbero stati per tutti”.

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