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Grandi Rischi, giudice Billi: “Un’occasione persa”

A dieci anni dalla storica sentenza, la decisione fa ancora discutere

A dieci anni dalla storica sentenza del giudice Marco Billi, con la condanna a 6 anni di carcere per omicidio colposo e lesioni inflitta ai sette imputati, tra esperti e scienziati di fama nazionale, il tema della giustizia dopo i crolli del 6 aprile 2009 torna di estrema attualità.

Solo poche settimane fa, una sentenza shock ha riaperto una ferita mai del tutto chiusa per la comunità abruzzese. La decisione del giudice Monica Croci del tribunale dell’Aquila, che ritiene responsabili alcune delle vittime del crollo del palazzo in via Campo di Fossa, è stata al centro di forti polemiche.

Se da un lato i familiari delle vittime si dicono “indignati” e chiedono giustizia, dall’altro il giudice Billi, in occasione della presentazione a Casaonna del libro “Tranquilli” del giornalista Alberto Orsini, che racconta la cronaca giornalistica di quel procedimento, ha parlato di “un’occasione storica ma persa”.

“Le società più evolute hanno un sistema di analisi del rischio per proteggersi e non andare incontro a fari spenti agli eventi. Segue una fase di controllo e riflessione, quella giudiziaria, e ci si deve interrogare: l’analisi è stata fatta bene? Questo non vuol dire processare la scienza. In quest’ottica, il processo alla Commissione Grandi Rischi è stata un’occasione storica e, in gran parte, persa”, ha affermato il giudice Billi.

E nel decennale della prima sentenza, il magistrato ha fatto il punto assieme all’autore e al giornalista Giustino Parisse, moderatore dell’incontro.

“Ho scritto questo libro come documento storico – ha spiegato Orsini-. Una testimonianza da lasciare alla pubblica opinione e alla città dell’Aquila. Tutti conoscono il processo, ma il volume offre la possibilità di accostarsi in modo semplice a materiale di norma inaccessibile, racchiuso in centinaia di faldoni dentro archivi non consultabili“.

In avvio l’autore ha riepilogato la sentenza Billi, articolata in oltre mille pagine, con una serie di slide per sintetizzare gli aspetti nodali della riunione. Orsini ha rimarcato che “il giudice monocratico decide da solo e tale aggettivo calza particolarmente bene a questa vicenda, in cui Billi è stato solo dall’inizio alla fine. Specialmente quando la sua sentenza è stata attaccata da una sfilza interminabile di reazioni politiche- ha ricordato- a partire dalla seconda e terza carica dello Stato, ovvero i presidenti di allora delle due Camere, che auspicavano una correzione nei successivi gradi di giudizio che poi in effetti è avvenuta”.

Sul punto, il giudice Billi ha fatto presente che “noi magistrati siamo abituati a ricevere insulti dalle parti insoddisfatte di una decisione presa, ma mi ha lasciato l’amaro in bocca l’uso di parole forti da parte di due altissime personalità dello Stato. E lo hanno fatto nell’immediatezza del dispositivo, senza avere la possibilità di leggere le motivazioni- ha rimarcato-. Liquidare con frasette irrisorie chi al processo Grandi Rischi aveva dedicato un anno e mille pagine del proprio lavoro non mi sembra sia un atteggiamento di maturità culturale: significa che non siamo in grado di accettare che lo Stato metta in discussione se stesso e uno Stato così non ha futuro”.

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