“Oggi si parla di lavoro. Ma forse dovremmo parlare di come si vive, dentro il lavoro. Perché ci sono lavori che non finiscono alle 18. Che non si lasciano in ufficio. Che coincidono con i giorni liberi degli altri. Sono quelli in cui impari presto una cosa: mentre gli altri si fermano, tu inizi. E allora succede qualcosa di strano. Che le feste non sono più feste, che il tempo si sposta, che le persone che ami le vedi meno di quanto vorresti. Se ti identifichi solo con quello che fai, rischi di perderti tutto il resto. Ma forse la risposta non è fuggire. È cambiare sguardo”, questa la riflessione, affidata ai social, di Fabiola Bartolucci, dell’Associazione commercianti del paese montano di Ovindoli.
“Imparare ad abitare il proprio lavoro senza esserne prigionieri. Trovare un equilibrio dentro il disequilibrio.
Per noi, qui a Ovindoli, questo significa anche un’altra cosa: non vivere gli ospiti come “clienti” da servire in fretta, ma come parte di un tempo condiviso. Perché mentre loro sono in vacanza, noi siamo nella nostra vita. E forse il punto è proprio questo: non separare le due cose, ma farle incontrare. Costruire relazioni, non solo servizi.
Scambiare tempo, non solo prestazioni. Così il lavoro smette di essere solo fatica, e diventa, almeno in parte, anche presenza. Non è facile. Non sempre ci riusciamo. Ma forse è da qui che si ricomincia” questa la conclusione.







































