“C’è un momento, in politica, in cui un comunicato stampa smette di essere uno strumento di comunicazione e diventa una seduta collettiva di autoipnosi. Ed è esattamente ciò che traspare dalla nota diffusa dalla coalizione del dott. Alessio Cesareo: più che convincere i cittadini, sembra scritta per convincere sé stessi”, affermano in una nota stampa l’assessore uscente e ricandidato alla carica di consigliere comunale Pierluigi Di Stefano e dal consigliere comunale ricandidato Gianluca Presutti, entrambi facenti parte della lista “Scelta Libera”.
“Non a caso, non è neppure firmata ma buttata lì senza troppa convinzione. Presi dalla disperazione per tutto quello che sentono e vedono, provano a convincersi di una realtà parallela. “Cesareo cresce”, “il centrodestra cresce”. Ripetuto una, due, tre volte. È il classico meccanismo psicologico della ripetizione autosuggestiva: se continui a dire una cosa abbastanza a lungo, magari finisci per crederci davvero. Solo che se ti ripeti tre volte che il muro (quello dell’opinion pubblica) non c’è, non è che fa meno male, quando ti schianti. Perché la realtà, purtroppo per loro, è che il Castello Orsini era pieno di entusiasmo vero”, aggiungono i due.
“E si vedeva. Si percepiva. Altro che “240 candidati e basta”. È la tipica reazione di chi, davanti a un evento riuscito dell’avversario, tenta disperatamente di sminuirlo perché sa che quell’immagine rischia di fare male. Molto male. Del resto, è difficile parlare di “coalizione compatta” quando due liste su quattro sono già in fibrillazione permanente e sono state assemblate all’ultimo minuto come mobili senza istruzioni e il candidato appare sempre più come uno che sta lentamente realizzando la portata della “sòla” politica che gli è stata confezionata attorno. E allora parte il riflesso condizionato: negare l’evidenza. Ridimensionare. Minimizzare. Autoconvincersi. In psicologia esiste persino una definizione elegante per questi casi: dissonanza cognitiva. Succede quando la realtà è troppo distante da ciò che si vorrebbe credere, e allora la mente costruisce una versione alternativa più rassicurante. Tradotto in politica locale: “loro erano tanti, ma in realtà non erano tanti”. Una scena quasi tenera, se non fosse che nel frattempo cercano pure di impartire lezioni di credibilità agli altri. Comunque, ognuno è libero di decidere che il muro non c’è”, questa la conclusione.







































