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Per le famiglie più povere l’inflazione è all’11,6%

L'inflazione continua a registrare valori più elevati per le famiglie con minore capacità di spesa

Sale l’inflazione ma l’aumento si fa sentire in modo più sensibile sulle famiglie meno abbienti. Lo rivela una simulazione dell’Istat, che misura l’inflazione per classi di spesa delle famiglie.

In pratica, spiega l’istituto di statistica, l’inflazione nel terzo trimestre si colloca all’8,9%, e accelera rispetto al secondo trimestre (quando era pari a +7,4%) a causa per lo più dei prezzi dei beni alimentari e, seppure in misura più contenuta, degli stessi beni energetici e dei servizi.

Perché a pagare sono i più poveri

Poiché i beni incidono in misura maggiore sulle spese delle famiglie meno abbienti e viceversa i servizi pesano maggiormente sul bilancio di quelle più agiate, l’inflazione è in accelerazione per tutti i gruppi di famiglie ma continua a registrare valori più elevati per le famiglie con minore capacità di spesa.

Per costoro, l’inflazione accelera dal +9,8% del secondo trimestre al +11,6% del terzo trimestre, mentre per quelle con la capacità di spesa più elevata, passa dal +6,1% del trimestre precedente fino al +7,6% Pertanto, il differenziale inflazionistico tra una famiglia meno abbiente e un’altra più agiata si amplia ulteriormente portandosi a 4,0 punti percentuali.

Le differenze nel profilo tendenziale dei prezzi dei beni per le famiglie meno abbienti e quelle più agiate, spiega l’Istat, si devono principalmente alla dinamica dei prezzi dell’energia la cui crescita conferma ritmi molto elevati per entrambi i gruppi di famiglie ma che segna un’accelerazione da +48,9% a +52,0% per le famiglie meno abbienti, un lieve rallentamento da +42,0% a +41,4% per quelle più agiate.

I prezzi dei beni alimentari, invece, accelerano per entrambi i gruppi ma continuano a registrare una crescita più ampia per i nuclei meno abbienti (+9,6% gli alimentari lavorati, da +6,1% del secondo trimestre, e +10,7% quelli non lavorati, da +9,2%), rispetto a quelli più agiati (+8,5% gli alimentari lavorati, da +5,3%, e +10,4% quelli non lavorati, da +9,2%).

L’impatto inflazionistico di queste dinamiche risulta più ampio per le famiglie con più bassi livelli di spesa che destinano all’acquisto di questi prodotti una quota maggiore del loro bilancio rispetto alle famiglie con maggiore capacità di spesa (per l’energia rispettivamente il 14,6% le prime il 6,7% le seconde, per i beni alimentari lavorati rispettivamente il 21,9% e l’11,5%, per i beni alimentari non lavorati l’11,3% e il 4,9%).

Il settore dei servizi nel terzo trimestre del 2022, registra un’accelerazione dei prezzi sia per le famiglie meno abbienti (da +2,1% nel secondo trimestre a +2,7%) sia per quelle più agiate (da +3,4% a +4,5%). Questa dinamica è in larga parte il risultato dell’andamento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi ai trasporti e del diverso peso che ha la spesa per questi aggregati nei bilanci delle famiglie.

Ai poveri costa di più persino divertirsi

In particolare, la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona – le cui spese incidono sul bilancio delle famiglie meno abbienti in misura molto più contenuta (5,7%) rispetto a quelle delle famiglie piu’ agiate (16,2%) – nel terzo trimestre 2022 accelera per entrambi i gruppi di famiglie, portandosi a +4,8% (da +4,1% del secondo) per le famiglie meno abbienti e a +5,8% (da +4,4%) per quelle più agiate.

Anche i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, che gravano per il 4,7% sul bilancio del primo gruppo di famiglie e per il 7,6% sul quinto gruppo, registrano un’accelerazione della crescita per entrambi i gruppi di famiglie (rispettivamente da +5,3% a +6,7% per il primo e da +6,5% a +9,1% per il quinto).

L’Istat conferma le stime preliminari: a settembre l’inflazione è salita dello 0,3% mensile e dell’8,9% annuo. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione su base tendenziale si deve soprattutto ai prezzi dei beni alimentari (la cui crescita passa da +10,1% di agosto a +11,4%) sia lavorati (da +10,4% a +11,4%) sia non lavorati (da +9,8% a +11,0%) e a quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,6% a +5,7%).

Contribuiscono all’accelerazione, in misura minore, anche i prezzi deibBeni non durevoli (da +3,8% a +4,6%) e dei beni semidurevoli (da +2,3% a +2,8%). Pur rallentando di poco, continuano a crescere in misura molto ampia, i prezzi dei beni energetici (da +44,9% di agosto a +44,5%) sia regolamentati (da +47,9% a + 47,7%) sia non regolamentati (da +41,6% a +41,2%); decelerano anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +8,4% a +7,2%).

L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +4,4% a +5,0% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,0% a +5,5%.(AGI)Pit (Segue) (AGI) – Roma, 17 ott. – Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +11,8% a +12,5%), mentre è sostanzialmente stabile la crescita di quelli dei servizi (da +3,8% a +3,9%); si amplia, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -8,0 di agosto a -8,6 punti percentuali).

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