Cosa stai cercando?...
Home » Pezzopane: “Beatrice: la tragedia che smaschera l’indifferenza”

Pezzopane: “Beatrice: la tragedia che smaschera l’indifferenza”

"La vicenda di Beatrice non può ridursi a un fatto di cronaca destinato a svanire"

“ Passano i giorni ma l’indignazione in me non si attenua, anzi si trasforma in qualcosa di più profondo e difficile da contenere. È una rabbia lucida, che nasce davanti alla storia di Beatrice, una bambina di due anni uccisa in un contesto di degrado, incuria e indifferenza che oggi appare in tutta la sua drammatica evidenza. Ogni volta che casi come questo emergono, si ripete lo stesso copione di parole, di dichiarazioni, di promesse, e poi tutto lentamente si spegne fino alla prossima tragedia. Ma questa volta resta addosso la sensazione che non si possa più accettare che sia così.

Perché ciò che colpisce non è soltanto la violenza finale, ma tutto ciò che la precede e che la rende possibile. Una bambina che viveva in un contesto in cui il dolore era evidente, forse quotidiano, certamente percepibile. Eppure invisibile a chi avrebbe dovuto vedere. Invisibile ai controlli mancati, alle segnalazioni forse non raccolte, ai silenzi del vicinato, alle possibili distrazioni di chi aveva il dovere di intervenire. È in questa catena di omissioni che si consuma la parte più insopportabile della vicenda: non solo l’atto, ma l’assenza di tutto ciò che avrebbe potuto impedirlo.

Si continua a parlare di famiglia, di valori, di protezione dell’infanzia, ma queste parole rischiano di diventare vuote quando non sono accompagnate da strutture reali, da interventi concreti, da una rete capace di intercettare il disagio prima che si trasformi in tragedia. La verità è che non basta evocare la famiglia come principio astratto se poi non si investe in servizi sociali, in psicologi di territorio, in assistenti sociali, in una presenza educativa e di prevenzione che sia costante e capillare. La famiglia, da sola, non è sempre un luogo sicuro; può diventarlo solo se lo Stato e la comunità non la abbandonano a se stessa.

E poi ci sono le altre bambine , quelle sue sorelline che crescono dentro la stessa violenza, nella stessa normalità deformata, e che imparano presto che il silenzio è una forma di sopravvivenza. Cosa può fare una bambina in un contesto così? A chi può rivolgersi senza temere conseguenze peggiori? Anche questo interrogativo pesa come un macigno, perché mette in discussione l’efficacia reale dei nostri strumenti di protezione delle reti familiari e sociali.

È difficile non interrogarsi sul senso stesso delle parole che vengono usate dopo ogni tragedia. Perché se davvero si crede nella tutela dell’infanzia, allora non si può accettare che essa dipenda dal caso, dalla fortuna o dall’attenzione sporadica di qualcuno. Deve essere un sistema, non un’eccezione.

La vicenda di Beatrice non può ridursi a un fatto di cronaca destinato a svanire. Deve diventare una domanda collettiva che resta aperta e scomoda: come è possibile che nessuno abbia visto, che nessuno abbia sentito, che nessuno sia intervenuto in tempo? E soprattutto: cosa si è disposto davvero a fare perché non accada di nuovo?

Perché finché la risposta resterà nel campo delle parole e non in quello delle azioni, ogni nuova tragedia non sarà un incidente isolato, ma la ripetizione di un fallimento che continua a presentarsi con nomi diversi e lo stesso dolore intollerabili.”

On Stefania Pezzopane Consigliera comunale

Comunicato stampa

CONDIVIDI

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARTI

Spazio Pubblicitario

SEGUICI SU

FACEBOOK

LIKE

ARCHIVI
Archivi