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Alessandrini (M5S): “Remigrazione è altra truffa elettorale”

"Si colpisca chi sfrutta non chi lavora. Il principio è semplice: gli immigrati sono indispensabili quando devono raccogliere i pomodori, assistere gli anziani o lavorare nei cantieri; diventano una minaccia quando bisogna raccogliere voti".

«Ho partecipato al presidio organizzato dalla Unione Sindacale di Base (USB) davanti alla Prefettura di Pescara contro la cosiddetta “remigrazione” e per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. Una manifestazione necessaria, mentre una parte della destra italiana ha deciso di sostituire la politica con il vocabolario delle deportazioni». Lo dichiara la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini, presente oggi in Piazza Italia.

«Il generale Vannacci parla di deportare gli immigrati e precisa perfino che intende farlo contro la loro volontà», osserva Alessandrini. «Giorgia Meloni rivendica l’inconcludente linea dura sui rimpatri e sulle frontiere. Ma è lo stesso Governo che apre i decreti flussi perché agricoltori, imprese, ristoratori e famiglie non trovano lavoratori. Dunque il principio è semplice: gli immigrati sono indispensabili quando devono raccogliere i pomodori, assistere gli anziani o lavorare nei cantieri; diventano una minaccia quando bisogna raccogliere voti».

«Non è politica migratoria. È propaganda a ore alterne». Secondo la consigliera regionale del M5S, la destra utilizza l’immigrazione per coprire il proprio fallimento sulle questioni sociali. «Gli italiani non sono più poveri perché uno straniero lavora nei campi o assiste una persona non autosufficiente. Sono più poveri perché i salari sono fermi, il lavoro è precario, le case costano troppo, la sanità pubblica perde pezzi e migliaia di giovani se ne vanno. Ma ammettere tutto questo significherebbe discutere delle responsabilità di chi governa. È molto più conveniente indicare un colpevole che non ha televisioni, giornali e ministri pronti a difenderlo».

Alessandrini richiama anche quanto accaduto ad Amendolara, in Calabria, dove quattro braccianti pachistani sono morti bruciati nel mezzo in cui si trovavano. «Quattro lavoratori sono morti bruciati vivi. La magistratura accerterà responsabilità e moventi, ma il contesto è quello noto: lavoro agricolo poverissimo, marginalità, ricatti e possibili circuiti di caporalato. Davanti a questa realtà, una politica degna di questo nome dovrebbe parlare di controlli, contratti, sicurezza, alloggi e lotta allo sfruttamento. La destra, invece, parla di deportare proprio le persone che quello sfruttamento lo subiscono. È un capolavoro di capovolgimento: si lasciano quasi indisturbati quelli che guadagnano sul lavoro nero e si presenta come problema chi lavora senza tutele».

Per la consigliera del Movimento 5 Stelle, la regolarizzazione richiesta dalla USB è una misura di legalità e non uno slogan ideologico. «Un lavoratore senza documenti è il lavoratore ideale per chi vuole pagare poco, non versare contributi e imporre il silenzio. Regolarizzare significa sottrarre persone al ricatto, far emergere lavoro e imposte, contrastare il caporalato e impedire che l’illegalità venga usata per abbassare salari e diritti anche agli italiani. La guerra tra lavoratori italiani e stranieri è una truffa politica. Serve a dividere chi ha gli stessi problemi e a proteggere chi trae vantaggio da quella divisione».

C’è poi, secondo Alessandrini, una questione demografica che rende le parole d’ordine sulla “remigrazione” ancora più inconsistenti. «L’Italia invecchia, nascono sempre meno bambini, i giovani partono e interi territori si svuotano. Mancano lavoratori e aumentano le persone anziane da assistere. In questo quadro, promettere espulsioni di massa significa negare la realtà, oltre che il diritto. Non si risolve il calo demografico con un comizio e non si mantiene in piedi il sistema previdenziale con uno slogan. Servono politiche per la natalità, per il lavoro giovanile e per l’integrazione di chi arriva. Tutto il resto è teatro elettorale, con esseri umani usati come scenografia».

«Il presidio di oggi ha ribadito che la sicurezza nasce dalla legalità, dai contratti e dai diritti, non dalla clandestinità costruita per legge. La destra può continuare a evocare invasioni e deportazioni, ma resta una domanda alla quale prima o poi dovrà rispondere: chi farà funzionare il Paese che pretende di “liberare” proprio da chi oggi lo tiene in piedi?», conclude Alessandrini.

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