“Oggi è la Festa dei Lavoratori, ma a Canistro c’è poco da festeggiare, perché qui il lavoro, quello vero, è stato perso e chi lo ha perso se lo ricorda bene. Gli ex lavoratori della Santa Croce non sono numeri, sono persone che a quarant’anni si sono ritrovate senza stipendio, con famiglie sulle spalle e senza una prospettiva chiara davanti”.
Inizia così la nota diramata alla stampa, firmata dal Comitato per la Tutela delle Acque di Canistro.
“È proprio in questo contesto che si inserisce la notizia, riportata da AbruzzoWeb, che riporta al centro del dibattito pubblico la vicenda delle sorgenti: il Comune ha deciso di rinunciare a oltre 2,3 milioni di euro, chiudendo la partita per circa 130 mila euro, mentre si prepara un nuovo bando per la gestione. Milioni di euro che non entreranno più nelle casse pubbliche, milioni che appartenevano alla comunità, che potevano rappresentare una possibilità concreta per il territorio, per i servizi, per provare a ripartire. E allora la domanda nasce spontanea, semplice, diretta: com’è possibile arrivare a una scelta del genere? Perché qui non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una decisione politica, e come tutte le decisioni politiche ha responsabilità precise, che ricadono sul Sindaco, sulla Giunta e sul Consiglio comunale. Qualcuno questa scelta l’ha fatta e qualcuno deve spiegarla, perché rinunciare a oltre due milioni di euro pubblici non è una cosa normale, non è una cosa che si può liquidare senza un confronto con i cittadini. Anche perché le alternative esistevano. Il Comune avrebbe potuto difendere quel credito in modo concreto: avviare un’azione legale per ottenere il riconoscimento del debito e, in caso di mancato pagamento, iscrivere un’ipoteca sui beni della società. In termini semplici, avrebbe potuto mettere a garanzia del credito beni strategici come lo stabilimento e la conduttura della sorgente Sponga. Questo avrebbe significato, nel tempo, recuperare le somme oppure arrivare ad acquisire direttamente quei beni, trasformando una perdita in un’opportunità di controllo pubblico su una risorsa fondamentale. Da lì si sarebbe potuto costruire un percorso completamente diverso: non subire le scelte, ma guidarle, immaginando una gestione più solida, anche con forme miste pubblico-privato, capace di generare valore e magari anche lavoro. Invece si è scelta la strada più semplice, quella che chiude il problema sulla carta ma che lascia aperti tutti i dubbi nella realtà. E a quel punto la domanda resta lì, inevitabile: chi ci guadagna davvero? Perché a guardare bene non ci guadagnano i cittadini, non ci guadagnano i lavoratori, non ci guadagna il paese. Per questo il Comitato ritiene che non si possa andare avanti nel silenzio: serve chiarezza, serve un confronto pubblico, serve il coraggio di spiegare fino in fondo le scelte fatte. È necessario convocare un’assemblea pubblica, mettere gli atti a disposizione e dire con trasparenza perché si è deciso di rinunciare a una somma così importante per la comunità. Perché governare non significa decidere senza spiegare, ma assumersi la responsabilità davanti ai cittadini. E oggi, nel giorno del lavoro, Canistro si ritrova con meno lavoro e meno risorse. Una realtà che non può essere ignorata. La verità non sta nei discorsi, sta negli atti. E prima o poi quegli atti qualcuno dovrà spiegarli”, questa la conclusione.







































