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Esclusione sociale, fondi da Garanzia europea

Brambilla: "Spendere presto e bene"

“La Garanzia europea per l’infanzia, introdotta con la Raccomandazione del Consiglio europeo del 2021, è un’ occasione unica che ci dà la possibilità di spendere fino a 1,4 miliardi di euro da vari fondi europei per prevenire e contrastare l’esclusione sociale dei minori”. Lo ha detto la Coordinatrice del Piano di azione nazionale per l’attuazione della garanzia infanzia (PANGI), l’ex parlamentare Maria Burani Procaccini, audita dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori, con focus sulla diffusione di alcool, nuove droghe, aggressività e violenza.

“L’Italia – ha ricordato l’on. Brambilla – è uno degli Stati membri in cui il tasso di povertà minorile è sopra la media europea, quindi è vitale che possa spendere presto e bene le risorse messe a disposizione dall’Unione”.

La Garanzia per l’infanzia nasce per assicurare a bambini e ragazzi a rischio povertà, sulla base di piani nazionali, l’accesso a servizi-chiave: educazione e cura gratuite nella prima infanzia, istruzione e assistenza sanitaria gratuite, alimentazione sana e alloggi adeguati. Il Piano nazionale italiano è stato presentato e accolto favorevolmente, si tratta ora di “ripartire” per attuarlo attraverso “la cabina di regia – ricorda la coordinatrice – rinnovata il 15 dicembre con la partecipazione di quattro ministeri”. Tra le priorità Burani Procaccini indica l’applicazione delle linee guida dell’OMS su web e bambini, per contrastare fenomeni patologici di isolamento sociale, la creazione di nuovi punti d’aggregazione “con la funzione dei vecchi oratori”, l’istituzione di équipes psico-socio-sanitarie nelle scuole.

Anche Arianna Saulini, in rappresentanza del gruppo CRC, che valuta annualmente l’attuazione della Convenzione di New York sull’infanzia, mette in guardia: “Ci sono segnali molto forti di un malessere diffuso che riguarda tutti i ragazzi, indipendentemente dalla collocazione geografica e sociale. Occorrono risposte complessive e di lungo periodo”.

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